domenica 12 gennaio 2014

Dopo il Porcellum, la legge elettorale è tornata ad essere proporzionale con una preferenza e soglie di sbarramento.
L'efficacia autoesecutiva della sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2013.

Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale ha diffuso il seguente comunicato stampa:
"Incostituzionalità della Legge elettorale n. 270/2005
La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.
La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.
Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici.
Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali.

dal Palazzo della Consulta, 4 dicembre 2013".
Ad oggi la sentenza non è stata ancora depositata e le forze politiche sembrano tutte impegnate, in apparenza, a voler predisporre una diversa legge elettorale.
Credo che gli sforzi, mossi per lo più da esigenze di conservazione delle posizioni istituzionali già acquisite, difficilmente approderanno ad un risultato condiviso.
Benché il segretario del PD Matteo Renzi abbia lanciato una triplice alternativa, vi è la posizione del NCD, che sembra lasciare pochi spazi ai desideri renziani di un nuovo sistema sostanzialmente maggioritario, atteso che Alfano e compagni desiderano il  sistema elettorale già collaudato per la elezione dei Sindaci che, a sua volta, nel secondo turno, prevedendo l'elezione del Consiglio comunale senza soglia per l'accesso al premio di maggioranza, ha gli stessi problemi di incostituzionalità rilevati dalla Corte Costituzionale per l'elezione della Camera e del Senato.
Al contrario, il PD sembrerebbe preferire il sistema elettorale con doppio turno di coalizione, mentre Forza Italia preferirebbe il sistema elettorale spagnolo di tipo proporzionale con circoscrizioni molto piccole, in modo da provocare un alto quorum naturale di accesso, con eliminazione di tutte le forze politiche minori. Da parte sua, Grillo fa sapere che preferirebbe il ritorno al Mattarellum ma che, stante l'illegittima elezione del Parlamento, oggi, sarebbe doveroso tornare alle urne immediatamente dopo il deposito della sentenza della Corte Costituzionale.
Se così stanno le cose si può tranquillamente ritenere che, al di là del volitivo calendario fissato dalla spigolosa mascella di Matteo Renzi, la nuova legge elettorale non s'ha da fare. e non perchè non vuolo il "don Rodrigo" di manzoniana memoria ma perchè le principali forze politiche non sono in condizione di raggiungere alcun accordo su un nuovo modello di legge elettorale di tipo maggioritario che finirebbe per sopprimere una parte delle attuali forze politiche.

Il mancato accordo su una nuova legge elettorale, a mio parere, non è un gran danno e di ciò era perfettamente consapevole la Corte Costituzionale quando ha deciso, il 4 dicembre 2013, di dichiarare parzialmente incostituzionale la legge per l'elezione della Camera e  del Senato.
Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia elettorale, qualsiasi intervento "ab externo", mediante referendum ovvero, oggi, anche mediante sentenza della stessa Corte, in tanto può ritenersi ammissibile in quanto consenta, in qualsiasi momento, di poter tornare al voto con la residua parte della legge non dichiarata incostituzionale e senza alcun altro intervento da parte del legislatore che, in ipotesi (neppure tanto remota) potrebbe non essere in condizione di ridefinire le regole della competizione elettorale dichiarate incostituzionali.
Tale principio risale ormai a diversi lustri orsono, allorquando la Corte fu investita del giudizio di ammissibilità dei primi tre referendum elettorali promossi da Mario Segni (
sentenza n. 47/1991) dichiarandoli originariamente inammissibili ad eccezione del quesito per eliminare la preferenza multipla, per ridurla a  quella unica (referendm del 9 giugno 1991).
La ragione è semplice: anche la peggiore legge elettorale, benchè costituzionalmente illegittima,  consente comunque di esercitare il diritto di voto. Ove, per via referendaria ovvero mediante sentenza della stessa Corte,  dovesse essere interamente rimossa una legge elettorale, non sarebbe giuridicamente possibile esercitare il diritto di voto. La materia, pur non avendo rilevanza costituzionale, è stata tuttavia ritenuta "costituzionalmente sensibile" e come tale insuscettibile di eliminazione totale.
Orbene, se la Corte oggi, malgrado questa sua precedente giurisprudenza, ha ritenuto di spingersi fino al punto di rendere inefficaci le norme di legge che prevedevono il premio di maggioranza senza soglia di accesso e di emettere anche una pronuncia di tipo "additivo", nella parte in cui  le norme della legge elettorale non prevedevano la possibilità, per l'elettore, di esprimere almeno una preferenza, è evidente che la stessa Corte ha ben chiaro che la propria pronuncia avrà effetti autoesecutivi.
In altri termini,  il "Porcellum", una volta "lavato" dagli aspetti più "sporchi", vale a dire eliminando il premio truffa  e correggendo la mancata previsione di almeno una preferenza, ha perso la sua connotazione spregiativa di "porcata" (come fu individuata da Calderoli) per assumere i caratteri di una ordinaria ed onesta legge elettorale di tipo proporzionale con soglie di sbarramento al 4%, su base nazionale, per la Camera ed all'8% per il Senato.
Il sistema proporzionale con soglie di sbarramento, benchè non assicuri una maggioranza schiacciante in Parlamento a nessuna delle forze politiche, tuttavia è certamente più rappresentativa del corpo elettorale rispetto a tante altre ipotesi sul tappetto e sinteticamente schematizzate dalla proposta trivalente di Renzi.
Del resto, qualsiasi legge che consenta di ottenere una maggioranza schiacciante in Parlamento a prescindere dagli effettivi consensi elettorali,  denoterebbe una malcelata tendenza all'eccessiva semplificazione del gioco democratico che oggi, in Europa,  trova spazio soltanto in Bielorussia, con gli eredi dell'ex PCUS e che,  in passato,  dal Calamandrei fu icasticamente definitiva "legge truffa" sulla scorta di quelli che furono gli esiti anti democratici della legge elettorale  Acerbo che, fissando la soglia di accesso al premio di maggioranza al 25% dei consensi, spianò la strada al fascismo, "asfaltando" (come ama dire Renzi)  la debole democrazia del primo dopoguerra.
La Corte Costituzionale, quale supremo garante dell'ordinamenento costituzionale della Repubblica,  ha quindi voluto riportare il sistema elettorale all'interno dei sicuri confini -per la tenuta democratica delle istituzioni repubblicane- della rappresentanza proporzionale,  con possibiltà di esprimere almeno una preferenza.
La motivazione della sentenza della Corte non potrà che ribadire tali fondamentali concetti pur riconoscendo al legislatore un'ampia possibilità di intervento sulla legge elettorale secondo moduli anche diversi da quelli di tipo proporzionale che, tuttavia, non snaturino le elezioni a tal punto da trasformare una minoranza elettorale in maggioranza istituzionale ovvero finanche a sopprimere la rappresentanza della minoranza, benchè consegua consensi anche superiori alla soglia di sbarramento. Tali pericoli sulla tenuta democratica del nostro Paese, al momento, sono stati sventati,  ma incombono permanentemente dentro l'attuale Parlamento,  chè è stato illegittimamente eletto e quindi è privo di legittimazione giuridica oltre che politica per modificare le regole del gioco elettorale prima del proprio scioglimento.
La mancanza di legittimazione democratica non pò ritenersi superata dalla intervenuta convalida delle elezioni al Senato, nel mese di ottobre scorso,  atteso che quelle della Camera non sono state convalidate, né lo potranno essere in futuro, essendo state eliminate le norme che hanno consentito l'elezione di tutti gli attuali parlamentari.
Proprio la mancata convalida della elezione della Camera dei deputati, rende illegittima tutta l'attività legislativa dell'intero parlamento, atteso che gli attuali deputati risultano investiti della funzione legislativa contro la Costituzione e qualsiasi legge potrà essere denunciata da incostituzionalità per difetto di composizione dell'organo legislativo, insuscettibile di superare anche la meno severa delle prove di resistenza.
L'esigenza di elezioni immediate, con l'attuale legge elettorale proporzionale e con l'espressione di una sola preferenza costituisce una condizione essenziale di ripristino della democrazia in Italia.
Ciò consentirebbe di esprimere una classe politica certamente più rappresentativa dell'attuale,  che porta sulle proprie spalle l'infamia dell'illegittimità costituzionale del meccanismo elettorale con il quale è stata eletta.
Il ritorno  alle urne provocherebbe l'immediata espulsione di tutti gli "yes men", nonchè delle vallette, segretarie, parenti,  e quant'altro, di peggio,  abbia potuto esprimere nel  Parlamento l'attuale sistema elettorale,  attraverso tutte le principali forze politiche riuscite vincitrici nelle passate competizioni elettorali, nessuna esclusa.
Il ritorno alle urne avrà un sicuro effetto liberatorio dalle "tossine" più indigeste  che hanno avvelenato la vita democratica delle nostre istituzioni dall'introduzione del "Porcellum" in poi. 
L'Italia ha oggi urgente bisogno di esprimere il meglio possibile di una nuova classe politica, mediante un sistema elettorale di tipo proporzionale, che abbia un comune sentire con i bisogni più profondi del popolo italiano in modo da poter ancora oggi cantare con Mameli: "Uniamoci, amiamoci, l'Unione, e l'amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore" in un momento storico che, per certi versi, già somiglia ad un periodo di guerra se non per la distruzione dei beni materiali, certamente per la distruzione dei patrimoni personali, imprenditoriali e collettivi, di cui gli estesi processi di privatizzazione di beni e servizi pubblici sono solo la punta di un iceberg che racchiude in se l'impoverimento complessivo del popolo italiano e dello Stato.
La nuova classe politica, attraverso il più forte rapporto di rappresentanza,   potrà assicurare una comune tensione di popolo per il benessere collettivo,  all'interno di un quadro di relazioni internazionali, prime fra tutte quelle dell'Unione Europea, che tenga conto della volontà del popolo italiano di "stringersi a coorte", con un'anima ed un cuore solo e  gridare ancora una volta, con Mameli: "Giuriamo far libero Il suolo natìo", "Chi vincer ci può"?
Giuseppe Mariani    12.1.2014 




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